In Europa, prima e durante la seconda
guerra mondiale, si svilupparono il fascismo e il nazismo, movimenti razzisti
e antisemiti. In particolare, il nazismo si proponeva la "soluzione" del
problema ebraico attraverso l'eliminazione fisica degli ebrei. Tale fenomeno
si è distinto dalle persecuzioni e dai massacri che pure avevano
accompagnato la storia della diaspora non solo
per il numero dei morti, sei milioni, ma per essere stato un tentativo
di annientamento radicale della diversità ebraica. Pur fra tante
ambivalenze e rifiuti, almeno fino agli sconvolgimenti che seguirono la
rivoluzione francese, l'ebreo era stato tollerato all'interno della società.
Nell'Olocausto, o Shoà,
sei milioni di uomini, donne e bambini - un terzo del popolo ebraico -
perse la vita negli eccidi perpetrati dai tedeschi nelle città e
nei campi di sterminio in Europa. Dei sopravvissuti, una parte decise di
emigrare verso lo Stato d'Israele che si stava costituendo: famoso è
l'episodio della nave Exodus.
In Italia sotto il fascismo, nel
1938 furono promulgate le leggi razziali antiebraiche: agli ebrei fu proibito
di andare in luoghi di villeggiatura o di cura, di insegnare nelle scuole
pubbliche e nelle università, i bambini ebrei furono espulsi dalle
scuole pubbliche.
Un quarto della popolazione ebraica
italiana fu deportato. A Roma il 16 ottobre 1943 la polizia tedesca circondò
il Ghetto di Roma e trascinò via intere famiglie, deportando nei
campi di sterminio nazisti 2091 ebrei: di questi ultimi ne sopravvissero
solo 15 (quindici!).
L'eccidio delle Fosse Ardeatine
(335 civili, tra cui moltissimi ebrei) fu uno degli episodi più
efferati dell'occupazione tedesca.
Da: Atlanti Universali Giunti "Ebraismo" 1996 - Giunti
Industrie Grafiche S.p.A.
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...una volta visto non si può dimenticare... |
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Raccolta di links sulla Shoà |
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Più volte è stato chiesto che le
salme fossero rimpatriate. Ma nel cimitero tedesco di Costermano tre gerarchi
giacciono ancora vicino ai giovani caduti
Onori alle SS, uno scandalo sulle
rive del Garda
Fiori sulle tombe e visite ufficiali ai criminali
di guerra Wirth, Schwarz e Reichleitner
Sotto le propaggini meridionali del massiccio
del Monte Baldo che si erge sul lato veronese della costa del Garda, tra
uliveti, vigneti e alberi da frutta, sorge Costermano un piccolo centro
agricolo a pochi chilometri dalle rive del lago, luogo di villeggiatura
privilegiato da turisti di lingua tedesca, sin dai primi mesi del dopoguerra.
Un anziano agricoltore di quei posti, con tono polemico mi dice che loro,
«i tedeschi hanno conosciuto queste contrade durante l'occupazione
e, senza più divisa, armi e mezzi blindati sono tornati da turisti,
come se nulla fosse». Ma proprio a Costermano, dal 1967 c'è
un altro motivo di turismo non rappresentato dalle acque del Garda: sopra
una collina, a cielo aperto, si erge un cimitero per militari tedeschi
caduti nel corso della Seconda guerra mondiale. 21.971 giovani, per lo
più tra i diciotto e i venticinque anni, mandati da Hitler a combattere
in Italia quando ormai tutto era perduto. Lo gestisce direttamente l'Associazione
germanica per le onoranze ai caduti che ogni anno si incarica della cerimonia
solenne del ricordo (il 13 novembre), cui partecipano autorità militari
italiane.
Il cimitero è meta di continui e giornalieri
pellegrinaggi di centinaia di tedeschi e austriaci, e non è raro
che l'Associazione proponga a giovani studenti tedeschi campi di lavoro
per curare le tombe, l'erba e gli arredi del luogo. E tuttavia il cimitero
tedesco di Costermano è ancora oggi un luogo a dir poco inquietante:
nascosti tra i giovani caduti tedeschi, tre criminali di guerra nazisti,
«riposano in pace» e ricevono gli onori di ogni altro soldato.
Il loro nome risulta scritto sui registri all'ingresso del campo; la loro
tomba è ben visibile tra le migliaia di altre tombe: un affronto
al popolo e al suolo italiano, ma anche alla memoria di chiunque abbia
patito a causa degli orrori del nazismo. Tanto maggiore oggi, perché
già nel 1988, il console generale di Milano della Repubblica federale
tedesca, Manfred Steinkühler, in un rapporto al ministero degli Esteri
di Bon, aveva chiesto la cancellazione dei nomi e il trasporto dei resti
in Germania.
Chi sono questi tre criminali SS? Christian Wirth,
SS-Sturmbannführer (sepolto nel blocco 15 sulla parte della collina
più alta e alla tomba numero 716 - insieme alla salma di un soldato
morto a diciotto anni); Gottfried Schwarz, SS-Untersturmführer (sepolto
sempre nel blocco 15 alla tomba numero 666) e infine Franz Reichleitner,
SS-Hauptsturmführer (sepolto al blocco 15 nella tomba numero 1192).
Wirth, tra i responsabili dell'operazione eutanasia, nel castello di Hartheim,
comandante a Treblinka, campo di sterminio dove uccise personalmente i
bambini ebrei del ghetto di Varsavia, giunse in Italia per organizzare
lo sterminio alla Risiera di San Sabba, e morì in un’imboscata tesagli
dai partigiani il 29 maggio 1944. Gottfried Schwarz, sostituto di Wirth
nel campo di sterminio di Belzec, fu attivo anche a Majdanek, come si sa,
Lager gemello di Auschwitz; infine Franz Reichleitner, comandante del campo
di sterminio di Sobibor, dove fece costruire per gli ebrei che andavano
a morte nelle camere a gas, la cosiddetta «strada del cielo»,
luogo in cui prima di morire, le vittime subivano ogni forma di tortura.
Fu ucciso dai partigiani il 3 gennaio del 1944. Grandi criminali di guerra,
autori di reati contro l'umanità, che non cadranno mai in prescrizione.
Eppure, le loro tombe, in suolo italiano, possono essere oggetto di culto,
di onore.
Dopo la decisa protesta del console tedesco di
Milano, Manfred Steinkühler, Bonn aveva mandato in Italia un ispettore,
nella persona del dottor Walter Gokenfloss che concluse il suo lavoro con
un rimprovero formale rivolto al console «per i suoi atti ritenuti
offensivi». Erano poi intervenuti (nel 1989) Andreotti (in qualità
di ministro degli Esteri) e Zanone (come ministro della Difesa) con la
richiesta di «trasferire le salme dei tre criminali in Germania».
Intanto il governo tedesco sostituiva il console di Milano con Michael
Engelhardt che si limitò a chiedere la cancellazione dei nomi dei
tre criminali nazisti dai libri in bronzo tenuti sotto chiave nella cappella
del cimitero. Un gesto «simbolico», cui non è seguito
(e sono trascorsi altri dieci anni) l’altro atto più sostanziale:
la cancellazione dei nomi dei tre criminali SS dal registro cartaceo del
campo (che tutti i visitatori possono consultare ogni giorno dall'alba
al tramonto) e dalle tombe, a volte ornate di fiori freschi.
Fu Wirth, che a San Sabba se ne andava in giro
con una grande frusta per picchiare a sangue gli internati, a dare ordine
perché si costruissero le diciassette celle della morte, al piano
terreno del campo, nei pressi del crematorio. Perché, oggi, con
Schwarz e Reichleitner, deve riposare in terra italiana? Chi ha nascosto
i loro corpi a Costermano? Chi ha il coraggio di sostenere senza vergogna
che nei cimiteri di tutto il mondo «riposano colpevoli e innocenti»
senza creare problema? (così la pensava Richard Wagner, dirigente
della Lega per la cura delle tombe di guerra tedesche).
Il presidente della Repubblica, tanto attento
alla memoria dello sterminio ebraico e delle sofferenze patite dal popolo
italiano nel corso della seconda guerra mondiale, forte del suo sempre
dichiarato antifascismo e del dimostrato attaccamento ai valori della democrazia,
muova un passo ufficiale perché, non sia possibile mai, nemmeno
per una sparuta minoranza di nostalgici, onorare sul suolo italiano le
salme di tre tra i maggiori criminali di guerra tedeschi.